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Repubblica - I tormenti di Kean: il piano della Fiorentina per il recupero

L'attaccante gigliato sta giocando da tempo con infiltrazioni alla caviglia. Così si spiega anche la panchina dell’Olimpico

Sette punti in quattro partite, due gare senza sconfitte nel 2026, ma con il paradosso di avere il giocatore più pagato della rosa e uno dei più forti a mezzo servizio, Moise Kean. Come scrive Repubblica, per l’attaccante la fine del 2025 non è stata sicuramente semplice e piena di vicende calcistiche, a livello di infortuni e extracalcistiche che ne hanno condizionato l’impiego e di conseguenza il rendimento. Mercoledì sera con la Lazio, alla lettura delle formazioni, la scelta di Vanoli di confermare in attacco Piccoli, con seconda panchina consecutiva per Kean aveva mosso più di un dubbio. «Moise col Sassuolo — poi corretto nel post partita con la partita di Parma ha giocato con delle infiltrazioni e nell’ultima settimana è stato assente. Abbiamo un programma di recupero per lui». 

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Insomma per comprendere a pieno la panchina di Roma bisogna ritornare indietro nel tempo, di un mese al 6 dicembre, Sassuolo-Fiorentina, la partita della discordia anche per il litigio tra Kean e Mandragora in occasione del rigore. Moise contro i neroverdi ha ricevuto l’ennesimo colpo a una caviglia tormentata, che spesso nella sua avventura a Firenze gli ha creato problemi. Da lì, per unire la necessità di giocare, vista la posizione di classifica drammatica, con le cure del caso ha iniziato un ciclo di infiltrazioni, che sono proseguite parallelamente al minutaggio.

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Poi, le complicazioni di campo si sono unite a quelle extracampo: Kean ha lasciato Firenze per alcuni giorni per un permesso accordato da tempo con la società per motivi familiari. Un impegno che doveva essere risolto entro il 2025 e che non era più rimandabile: Moise aveva informato la Fiorentina con settimane di anticipo ma si è arrivati agli ultimi giorni dell’anno. 

Tornato a ridosso della partita con la Cremonese Kean era stato informato da Vanoli che con i grigiorossi sarebbe andato in tribuna, per le poche sedute effettuate e per rispetto dei compagni. Poi, mentre Kean si allenava domenica mattina in maniera individuale il forfait di Dzeko all’ultimo per un fastidio fisico ha spalancato a Moise le porte della convocazione, con ingresso in campo poi decisivo e il gol che è valso la vittoria. Neppure il gol ha cambiato le tabelle e i piani societari: se Kean fosse partito con la Lazio da titolare avrebbe rischiato un sovraccarico alla caviglia e uno stop poi più lungo e si è così optato per la panchina e per un inserimento a gara in corso. Una gestione che anche il campo ha confermato e, dal momento del suo ingresso in campo, Moise ha creato poco, dimostrandosi non al 100% a livello fisico e di aderenza sul terreno, con le scarpe cambiate dopo pochi minuti. 

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Adesso la curiosità verte tutta sul Milan, per capire se sarà ancora Piccoli il titolare o se la gestione di Kean di queste settimane aveva come obiettivo quello di averlo al top con i rossoneri e con il Bologna, cosa più realistica.


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