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I numeri che si vuol vedere e quelli che si vuole ignorare

La tabella di marcia fissata come obiettivo dal dg Ferrari, i numeri che si rimarcano e quelli che vengono ignorati

In fin dei conti, il silenzio stampa assoluto che vigeva e in casa Fiorentina fino alle parole (autoprodotte) dal dg Ferrari, non era poi così male. Anche perché, quasi sempre, a ciò che era stato detto non aveva mai corrisposto alcun fatto. La lista delle incongruenze sarebbe lunghissima, meglio dimenticare. Anzi, per il momento, meglio metterla da parte e pensare al bene della Fiorentina, ovvero la salvezza.

TABELLA. La tabella di marcia per ottenerla, per parola dello stesso direttore generale della Fiorentina, è chiara: «Sette vittorie e otto pareggi». In numeri 29 punti, che aggiunti ai 9 attuali, proietterebbero la squadra viola a 38 lunghezze. 29 punti da fare in 21 partite che rimangono al termine di questa dannata stagione, per una media da 1,39 punti a partita. Questo rendimento lo dovrà avere Paolo Vanoli, che fin qui ha rimediato 5 punti in 7 partite da quando guida la Fiorentina (solo in Serie A), ovvero 0,7 punti di media. Tradotto: Vanoli dovrà andare a velocità doppia rispetto alle prime 7 gare di campionato in cui si è seduto sulla panchina viola. Fare 7 vittorie e 8 pareggi vorrebbe dire segnare 7 volte un gol più degli avversari e non subire più degli altri in almeno 15 partite. Visto che fin qui, anche col cambio di guida tecnica, la Fiorentina ha incassato sempre almeno un gol in 10 partite su 10 (tra Serie A e Conference) con Vanoli, che in Serie A ha mantenuto la propria porta inviolata solo in 2 partite su 17, che quella viola è la peggior difesa del campionato e che solo 4 squadre hanno fatto meno gol dell’attacco della Fiorentina, la missione si annuncia quantomeno in salita. 

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PRECEDENTI. Basti pensare che, nelle ultime 21 partite della passata stagione (cioè lo stesso lasso di tempo in cui Vanoli dovrà fare 29 punti), Palladino rimediò 30 punti, così come due anni fa fece Italiano, che ne fece 33 tre anni fa e 32 quattro anni fa. Nei due precedenti campionati, con Iachini prima e Prandelli/Iachini poi, nelle ultime 21 partite di due annate in cui la Fiorentina lottò fino alla fine per salvarsi arrivarono 33 e 22 punti. Trattasi, ovviamente, solo di numeri. Ognuno gli dia pure l’interpretazione che meglio crede.

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Sì perché, se è vero che i dati sul possesso palla e sulle occasioni create sono migliorati con l’arrivo di Vanoli come detto dal dg viola, è altrettanto vero che la media punti è rimasta più o meno la stessa di Pioli. In più, non è arrivato un sostanziale miglioramento alla voce gol subiti, sempre almeno uno concesso ad ogni avversario, così come andrebbe rimarcato che la Fiorentina ha perso in casa uno scontro diretto vitale com’era quello col Verona ed ha perso due gare con Parma e Sassuolo che erano state definite come ‘finali’. Ora arriva la Cremonese, altra sfida da vita o morte (sportiva). Fare più possesso palla e creare più occasioni (quasi sempre sprecate in malo modo se non con l’Udinese, rimasta in 10 uomini dopo 8’), se non dovessero arrivare tre punti, potrebbe non bastare.

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La situazione è molto difficile. Ma questo dovrebbe essere ormai assodato. In teoria, forse. Sempre che si voglia guardare in faccia la realtà piuttosto che limitarsi a vedere solamente ciò che fa più ‘comodo’. 


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