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Riecco Sarri, tra (vane) speranze e contatti (in ritardo): sarà ancora sulla panchina avversaria

Cresciuto con la famiglia a Firenze, più volte ha sfiorato la Fiorentina. Domani sarà ancora avversario

Firenze e Maurizio, la Fiorentina e Sarri. Due rette parallele, che si sono solo sfiorate in più occasioni. Senza mai incrociarsi e percorrere strade affini. Domani, all'Olimpico, il tecnico sarà ancora sulla panchina avversaria rispetto a quella viola. Gli ultimi contatti? La scorsa estate, proprio nei giorni in cui il 67enne nato a Napoli e cresciuto a Figline firmava con Lotito. «In estate mi è arrivata la telefonata di un dirigente della Fiorentina, ma io avevo già firmato per la Lazio. E lui lo sapeva. Non è stato proprio opportuno», ha confidato Sarri a novembre.

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TENTATIVO IN RITARDO. Erano i giorni del burrascoso addio di Palladino, con Maurizio che stava chiudendo il ritorno a Roma. Lo stesso Ds biancoceleste, Fabiani, tirò fuori contatti provenienti da Firenze prima di annunciare il nero su bianco con il tecnico. Insomma, tentativo reale, ma fuori tempo massimo. Poi la Fiorentina è andata dritta su Pioli, con i risultati che ben sappiamo. Mentre Sarri a Roma ha dovuto far fronte al blocco del mercato e a un percorso subito in salita. «Ma vorrei chiudere la carriera alla Lazio», ha ripetuto qualche settimana fa.

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SOLO SFIORATI. Il legame con Firenze è però strettissimo. Lui, cresciuto tra Figline e Campo di Marte: «Mia nonna abitava a 500 metri dallo stadio di Firenze, quindi la fede della famiglia, a parte la mia che ero tifoso del Napoli, era viola. Io ho tanti ricordi intorno a quello stadio, purtroppo in questo momento vedo solo l’ultimo perché ci ho lasciato uno scudetto», disse quando era sulla panchina della Juve. Già, il riferimento è a quello «Scudetto perso in albergo» ai tempi del Napoli, con una netta sconfitta al Franchi che costò l'addio al tricolore. Nel mezzo tanta gavetta in Toscana, da giocatore e soprattutto da allenatore. Fino all'Empoli, poi Napoli, Chelsea, Juve e Lazio. Con la Fiorentina ci furono contatti già nel 2021: «Con la Fiorentina c'è stato qualcosa prima di Prandelli, una richiesta di disponibilità che io ho dato per giugno, ma loro sono andati su altre strade», disse il tecnico. «Avevamo parlato con Sarri qualche anno fa», confermò Commisso. Anche nel 2024, nelle settimane dell'addio di Italiano, il tecnico lanciò qualche segnale sparso: «Sarebbe una squadra adatta a me. Come il Milan», disse, da svincolato dopo il primo ciclo alla Lazio. E poi una battuta: «L'unico modo per andare a lavorare a Firenze sarebbe quello di andare al Viola Park, suonare e vedere se qualcuno apre. Io sono disponibile a tutti i progetti che mi intrigano e non ho preclusione verso nessuno: non cerco la Champions o altro».

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L'ULTIMA ESTATE. Un matrimonio che non si è mai concretizzato, però. La scorsa estate qualche tifoso affisse anche dei fogli con l'immagine di Sarri intorno allo stadio, ma non se ne fece di nulla. Questione di tempistica ma anche di visione, visto che la Fiorentina voleva un allenatore che proseguisse sul solco tattico del 3-5-2 per non stravolgere la rosa. Una forzatura accettata e condivisa poi da Pioli. Domani Sarri sarà così di nuovo avversario, per l'ennesima volta. In grande difficoltà di uomini, tra un mercato ancora fermo (e che ha visto l'uscita già di Castellanos), squalifiche (Marusic e Noslin) e Coppa d'Africa (Dia e Dele-Bashiru). Un'altra sfida importante anche per i biancocelesti, a secco di vittorie nelle ultime tre gare e in ritardo sulla zona Europa.


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