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Gazzetta – Americani ma diversi. Commisso e Cardinale, tra sostenibilità e investimenti

Rocco ha messo oltre 500 milioni nella Fiorentina, RedBird in autosufficienza

Ci sono americani e americani. Prendete Fiorentina e Milan. Entrambi i club operano sotto la bandiera a stelle e strisce, eppure le proprietà (e la natura degli investimenti calcistici) sono profondamente diverse. Da una parte Rocco Commisso, imprenditore nel senso classico del termine, dall’altra RedBird, fondo d’investimento fondato e gestito da Gerry Cardinale, scrive La Gazzetta dello Sport.

PARTENZE DIVERSE. Commisso è un self-made man che ha fatto fortuna negli Usa con Mediacom accumulando un patrimonio stimato attualmente da Forbes in 5,6 miliardi di dollari. La Fiorentina non è un affare che richieda un rendimento, ma una sorta di trophy asset. Altra cosa è il Milan per RedBird, che opera per conto di un gruppo globale di investitori istituzionali e family office. Il patrimonio gestito è di 12 miliardi di dollari e le 50 società di cui detiene il controllo o partecipazioni aggregano un enterprise value di oltre 60 miliardi di dollari.

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LE GESTIONI. Visto il dna differente, sono di conseguenza differenti gli approcci e le gestioni nella Fiorentina e nel Milan. Commisso non ha mai badato a spese. Gli apporti di capitale ammontano a 186 milioni (di cui 122 per il Viola Park), senza dimenticare la sponsorizzazione di Mediacom (175 milioni). Le risorse confluite nei conti viola sono quindi pari a 361 milioni, per un investimento complessivo di 504 milioni, includendo l’esborso per acquistare la Fiorentina dalla famiglia Della Valle. In questo arco di tempo, quasi tutti i bilanci della Fiorentina hanno chiuso in rosso, compreso l’ultimo (-23 milioni). Unica eccezione l’esercizio 2021-22, in utile grazie alle mega cessioni di Vlahovic e Chiesa alla Juventus. L’impegno di RedBird nel Milan, invece, si è concentrato soprattutto nell’acquisizione societaria: degli 825 milioni sborsati finora, 770 sono andati a Elliott (da rimborsare 489 milioni più interessi del vendor loan) e solo 55 sono finiti nelle casse rossonere. E non per sostenere la gestione corrente, bensì per i progetti legati allo stadio. Con Cardinale, infatti, il Milan è sempre andato in attivo: +6 milioni nel 2022-23, +4 nel 2023-24 e +3 nel 2024-25.

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BILANCI. I rossoneri hanno imparato a operare in regime di autosufficienza. Avendo ritrovato la vetrina della Champions League e rispolverato il marchio, il Milan ha visto crescere il fatturato caratteristico, con le ottime performance del reparto commerciale, attestandosi sopra i 400 milioni, al netto del player trading. Così l’asticella della spesa è stata gradualmente innalzata: gli stipendi dei tesserati sono passati dai 149 milioni nel 2022-23 ai 160 del 2024-25, gli ammortamenti da 51 a 84 (fino ai circa 100 di questa stagione). Nell’ultimo bilancio la Fiorentina ha registrato 135 milioni, al netto delle plusvalenze, con 83 milioni destinati agli stipendi dei tesserati e 39 agli ammortamenti. Il costo della rosa impatta molto di più sul giro d’affari caratteristico: 90% contro il 59% del Milan. Non a caso, a Firenze la squadra è indissolubilmente legata alle elargizioni del patron.

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